Pubblicato da: Luca | 3 luglio 2011

Pizzo Tremogge, pizzo Malenco e Sassa D’Entova

Quando: 2-3 luglio 2011
Chi c’era: Luca, March
Percorso: San Giuseppe (località Prati della Costa) – Alpe Entova – Rifugio Longoni – Passo Tremogge – Passo Scerscen – Bivacco Colombo Aurora Bijelich – Pizzo Tremogge (3441 m) – Pizzo Malenco (3438 m) – Sassa D’Entova (3331 m) – Ex Rifugio Scerscen – Alpe Entova – San Giuseppe

Tremogge-strip

E’ bastata una foto per farmi incuriosire. Non era particolarmente bella ma è bastata per farmi entrare in testa quel nome che mai prima d’ora avevo sentito: pizzo Tremogge. La sua gialla roccia calcarea lo rende unico in tutte le alpi, lombarde perlomeno. La localizzazione, proprio adiacente al gruppo del Bernina, dovrebbe essere strategica pensavo. Lo scorso finesettimana decido di andare a toccare con mano quello che da tempo mi sono solo immaginato.
Le notizie in rete scarseggiano (e questo mi intriga ancora di più): la salita non è relazionata se non da un vecchio report del Grigna (gran intenditore); nemmeno il Franz ci è stato o ne conosce le vie di salita..
Con Marco ed un minimo di ambizione, puntiamo al possibile concatenamento di altre due cime vicine: il pizzo Malenco e la Sassa d’Entova. L’itinerario ce lo costruiremo strada facendo, rimane solo da capire dove e come poter dormire. Analizzando la cartina, il luogo migliore sembra il bivacco Colombo al passo Scerscen. Notizie pessimistiche sulle sue condizioni non ci fanno desistere.
Ci troviamo quindi alle 13 di sabato nei pressi di San Giuseppe per partire alla volta del rifugio Longoni e del passo Tremogge. Da qui il programma è quello di raggiungere il bivacco aggirando il pizzo dal ghiacciaio svizzero. Son circa 1800 m di dislivello da compiere con dei discreti zaini. Non un’impresa impossibile, ma c’è sempre l’incognita delle condizioni del bivacco che raggiungeremo in tarda serata.. ci saranno coperte asciutte?
Dopo qualche tentennamento raggiungiamo l’alpe Entova prima e il Longoni poi. Due chiacchiere col rifugista ci chiariscono il percorso, l’incognita bivacco però rimane. Abbandonato il chiacchiericcio del rifugio, ci inerpichiamo per il vallone, contornato ad est dalla nostra triade, ad ovest dalla Sassa di Fora. I massi sono di mille colori diversi, prime testimonianze della calcarea montagna. Superiamo un laghetto in disgelo fino a raggiungere il passo: la vista spazia ora sull’Engadina e la val di Fex.
Messo piede sul ghiacciaio, proseguiamo alla volta del passo Scerscen. La colorata mole del Tremogge ci lascia senza fiato: è bellissimo, proprio come l’avevo immaginato. Qualche timido crepaccio, un ripido pendio nevoso e immani sfasciumi simil-orobici ci separano ora dal bivacco che raggiungiamo circa alle 20 appena prima che un vento tempestoso si levi. Non faccio in tempo a cogliere la bellezza del luogo in cui mi trovo che Marco si è già assicurato della praticabilità del bivacco e della presenza di coperte asciutte.
Lo scenario che ho davanti agli occhi è di quelli che vorresti continuare a guardare per ore e ore.. peccato che il vento non lo permetta. In men che non si dica son mezzo congelato; non resta che rifugiarsi nel bivacco per quella che si profila come una lunga notte. Il freddo e la stanchezza seccano il socio che cade in un sonno profondo. Io mi rifocillo (leggasi mi faccio fuori una decina di pizzette ed ogni cosa mi capiti a tiro). Nella penombra del minuto scatolino che è il bivacco Colombo, rimango sveglio, solo con i miei pensieri e con il gorgogliare del vento. Do un’occhiata al quaderno del bivacco: sono compilate non più di un paio di pagine per anno, mi salta all’occhio il nome di Benigno Balatti. Mi addormento con tre chili di coperte sul corpo.
L’indomani, con tutta calma, mettiamo fuori il naso e veniamo investiti da una gelida folata di vento. Bardati di tutto punto ci incamminiamo verso il dolce fianco del pizzo Tremogge. I colori della roccia sono davvero unici e contrastano con le aspre cime rocciose circostanti, piz Gluschaint su tutte. Superiamo con fatica il costone fino a pervenire alla larga cresta sommitale sempre piegati da un vento a dir poco gagliardo che quasi spazza via anche ogni emozione. Impagabile la vista sul Disgrazia e la val Sissone.
Tornati in parte sui nostri passi, traversiamo al pizzo Malenco che da qui appare tutt’altro che facile. Si lascerà invece salire e risulterà di troppo l’esserci legati. Altra cima, altra gioia. Proseguiamo alla volta dell’ultima cima, abbassandoci un poco per sfasciumi. Un salto ci impedisce di procedere oltre, scendiamo allora faccia a monte per un ripido pendio innevato. Un po’ di ingaggio rende ancor più interessante questo giro. Dal ghiacciaio, un ultimo strappo ci deposita sulla cima della Sassa d’Entova.
La lunga discesa spaccagambe la compiamo passando per l’ex rifugio Scerscen non senza aver sbagliato direzione per due o tre volte.

 


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