Quando: 10 marzo 2011
Chi c’era: Luca, Andreis, Marina, Emmanuele
Percorso: Albaredo (strada per passo San Marco) – Corte Grassa – Corte Grande – Rifugio Alpe Piazza – Bivacco Legui – Monte Lago (2353 m) – Strada per passo San Marco

Quest’oggi siamo in quattro, per un motivo o per l’altro tutti liberi (o quasi) da impegni lavorativi in quella che si profila una calda giornata di sole. Insieme a questa certezza, l’unica altra è che andremo a visitare le sempre belle orobie valtellinesi. Rimane però oscuro fino all’ultimo il nome della cima prescelta. Siamo già in auto quando sciogliamo ogni riserva: si va a salire il monte Lago nella valle del Bitto di Albaredo. Percorriamo in auto la strada che da Morbegno si addentra nella valle, fin su al passo San Marco, allorchè, a circa 1300 metri di quota, troviamo le indicazioni per il rifugio Alpe Piazza. Seguiamo una sterrata nel bosco dapprima a piedi, quindi indossando chi gli sci chi le ciaspole. La direzione risulta chiara quando, abbandonata la stradina, compaiono nuovi cartelli. In breve tempo raggiungiamo le radure innevate di Corte Grassa e Corte Grande. Non c’è nessuno in giro, nè tra le case, nè sulla seppur ben evidente traccia. Il panorama è fin troppo vasto per le nostre sole quattro paia di occhi; il sole splende talmente da sembrare poter scioglierci da un momento all’altro la neve sotto i piedi. Un nuovo tratto di bosco, con ravanata incorporata, ci deposita sulla costa dell’Alpe Piazza. Il bianco di una ora soffice neve la fa da padrone, almeno fin dove l’evidente cresta ovest del monte Lago incontra il blu del cielo. Rapiti dall’ampia vista, raggiungiamo senza alcuna fatica la balconata del bivacco Legui, piccola costruzione affacciata sulle cime della val Gerola e sulle Retiche. Mi soffermo. Scambio quattro chiacchiere con due scialpinisti inseguitori mentre i compagni prendono il largo. Li raggiungerò sulla cresta intenti a rifocillarsi prima dell’estenuante salita finale. Il vento e alcuni passaggi di ciaspole hanno quasi cancellato la traccia che d’altra parte, salendo prepotentemente diritta, ci costringe a crearcene una nuova. Sono un centinaio di metri di puro sudore. Con un senso di liberazione abbandoniamo gli sci per proseguire a piedi lungo il più ripido tratto finale. Andreis ed Emmanuele han già toccato la verde croce del monte Lago e la consueta stretta di mano racchiude tutta la felicità della vetta. Pranziamo con uno occhio sul panino e l’altro sul da qui maestoso Pedena e sulla moltitudine di cime orobiche più o meno riconoscibili. Trascorriamo bei momenti a ripercorrere con la mente gli attimi della salita, lasciamo che il vento catturi una sintonia di pensieri e parole.
Viene infine il tempo della discesa. Inforcati gli sci (si fa per dire), ci abbassiamo con poco stile e molto sforzo sulla pala fino ad un colletto. Cambi qui il versante di discesa: alla maggior ripidezza si contrappone la morbidezza della neve. Ne risulta una bella sciata e, una volta in basso, posso voltarmi ad ammirare incredulo le quasi regolari curve lasciate. La neve si mantiene commovente e le pendenze limitate fino all’Alpe Piazza dove sostiamo per qualche minuto nel sole. I tratti nel bosco vanno via veloci, frenare non è facile con la sciolina appena messa. Il pendio sotto le case di Corte Grande ci regala un’ulteriore bella sciata. Lo sfruttiamo appieno con curvoni a tutta velocità sfruttando ogni dosso che ci capiti a tiro. Il salto finale è tanto bello quanto inaspettato avvenendo per mezzo di un muretto nascosto nella neve. La strada rimanente, compresa quella trascorsa conversando in auto, è utile per ripensare a quanto bella sia stata questa giornata.