Pubblicato da: Luca | 3 settembre 2011

Pizzo Quadro

Quando: 3 settembre 2011
Chi c’era: Luca, March
Percorso: Starleggia – Alpe Bocci – Alpe Morone – Alpe Fornel – Bivacco del Servizio – Pizzo Quadro (3013 m) – Starleggia

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In questo sabato di meteo incerto, riusciamo a trovare la cima maggiormente avvolta nelle nuvole di tutto il circondario. Mentre le vette tutt’intorno si liberano progressivamente del loro cappello di nubi, il pizzo Quadro rimarrà pressochè la sola avvolta nelle nebbie.
Partiti senza pretese, torniamo con una discreta cimetta in saccoccia e un nuovo posto conosciuto. La parte inferiore dell’itinerario attraversa vasti pratoni costellati da nuclei di baite; si sale quindi sull’ampia cresta che si percorre fino al bivacco del Servizio. Da qui la via può risultare poco chiara tant’è che noi ce ne costruiamo una alternativa per un primo tratto. La cresta finale è più facile del sentito dire restando, a parer mio, nell’ambito del I grado.
Ritorno per la stessa via. Nei pressi del bivacco trovo uno scheletro di pecora pressochè completo e faccio incetta di ossa per la mia collezione.

Pubblicato da: Luca | 10 luglio 2011

Cima Plem

Quando: 10 luglio 2011
Chi c’era: Luca, Andreis
Percorso: Ponte del Guat – Lago Baitone – Rifugio Tonolini – Passo del Cristallo – Cima Plem (3182 m) – Val Miller – Rifugio Gnutti – Scale del Miller – Ponte del Guat

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Bella escursione alla cima Plem, proprio di fronte all’Adamello. Saliti dalla valle del rifugio Tonolini, scesi per la val Miller.
Cinquanta metri sotto la vetta, mentre tento una insulsa inquadratura, Andreis, 20 metri più su, smuove un masso enorme come un microonde (e non è un modo di dire). Io lo guardo e convinto di non essere in traiettoria lo studio scendere. A tre metri da me, il macigno fa un energico rimbalzo frantumandosi in mille pezzi, un paio dei quali mi centrano un polpaccio e un gomito. Sul momento sembra tutto a posto, ma non passa molto tempo prima di accorgermi che il danno c’è stato.
Con orgoglio raggiungo la vetta convinto che la discesa sarà un problema. Va poi meglio del previsto fino al rifugio Gnutti. Le scale del Miller sono invece un calvario finchè sull’ultimo tratto di sterrata sono impossibilitato ad appoggiare il piede. Con alcuni saltelli riesco comunque a raggiungere l’auto.
A parte l’infortunio che mi costringe a muovermi con le stampelle, è stata una piacevole escursione con un meteo tutto sommato clemente.

Pubblicato da: Luca | 3 luglio 2011

Pizzo Tremogge, pizzo Malenco e Sassa D’Entova

Quando: 2-3 luglio 2011
Chi c’era: Luca, March
Percorso: San Giuseppe (località Prati della Costa) – Alpe Entova – Rifugio Longoni – Passo Tremogge – Passo Scerscen – Bivacco Colombo Aurora Bijelich – Pizzo Tremogge (3441 m) – Pizzo Malenco (3438 m) – Sassa D’Entova (3331 m) – Ex Rifugio Scerscen – Alpe Entova – San Giuseppe

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E’ bastata una foto per farmi incuriosire. Non era particolarmente bella ma è bastata per farmi entrare in testa quel nome che mai prima d’ora avevo sentito: pizzo Tremogge. La sua gialla roccia calcarea lo rende unico in tutte le alpi, lombarde perlomeno. La localizzazione, proprio adiacente al gruppo del Bernina, dovrebbe essere strategica pensavo. Lo scorso finesettimana decido di andare a toccare con mano quello che da tempo mi sono solo immaginato.
Le notizie in rete scarseggiano (e questo mi intriga ancora di più): la salita non è relazionata se non da un vecchio report del Grigna (gran intenditore); nemmeno il Franz ci è stato o ne conosce le vie di salita..
Con Marco ed un minimo di ambizione, puntiamo al possibile concatenamento di altre due cime vicine: il pizzo Malenco e la Sassa d’Entova. L’itinerario ce lo costruiremo strada facendo, rimane solo da capire dove e come poter dormire. Analizzando la cartina, il luogo migliore sembra il bivacco Colombo al passo Scerscen. Notizie pessimistiche sulle sue condizioni non ci fanno desistere.
Ci troviamo quindi alle 13 di sabato nei pressi di San Giuseppe per partire alla volta del rifugio Longoni e del passo Tremogge. Da qui il programma è quello di raggiungere il bivacco aggirando il pizzo dal ghiacciaio svizzero. Son circa 1800 m di dislivello da compiere con dei discreti zaini. Non un’impresa impossibile, ma c’è sempre l’incognita delle condizioni del bivacco che raggiungeremo in tarda serata.. ci saranno coperte asciutte?
Dopo qualche tentennamento raggiungiamo l’alpe Entova prima e il Longoni poi. Due chiacchiere col rifugista ci chiariscono il percorso, l’incognita bivacco però rimane. Abbandonato il chiacchiericcio del rifugio, ci inerpichiamo per il vallone, contornato ad est dalla nostra triade, ad ovest dalla Sassa di Fora. I massi sono di mille colori diversi, prime testimonianze della calcarea montagna. Superiamo un laghetto in disgelo fino a raggiungere il passo: la vista spazia ora sull’Engadina e la val di Fex.
Messo piede sul ghiacciaio, proseguiamo alla volta del passo Scerscen. La colorata mole del Tremogge ci lascia senza fiato: è bellissimo, proprio come l’avevo immaginato. Qualche timido crepaccio, un ripido pendio nevoso e immani sfasciumi simil-orobici ci separano ora dal bivacco che raggiungiamo circa alle 20 appena prima che un vento tempestoso si levi. Non faccio in tempo a cogliere la bellezza del luogo in cui mi trovo che Marco si è già assicurato della praticabilità del bivacco e della presenza di coperte asciutte.
Lo scenario che ho davanti agli occhi è di quelli che vorresti continuare a guardare per ore e ore.. peccato che il vento non lo permetta. In men che non si dica son mezzo congelato; non resta che rifugiarsi nel bivacco per quella che si profila come una lunga notte. Il freddo e la stanchezza seccano il socio che cade in un sonno profondo. Io mi rifocillo (leggasi mi faccio fuori una decina di pizzette ed ogni cosa mi capiti a tiro). Nella penombra del minuto scatolino che è il bivacco Colombo, rimango sveglio, solo con i miei pensieri e con il gorgogliare del vento. Do un’occhiata al quaderno del bivacco: sono compilate non più di un paio di pagine per anno, mi salta all’occhio il nome di Benigno Balatti. Mi addormento con tre chili di coperte sul corpo.
L’indomani, con tutta calma, mettiamo fuori il naso e veniamo investiti da una gelida folata di vento. Bardati di tutto punto ci incamminiamo verso il dolce fianco del pizzo Tremogge. I colori della roccia sono davvero unici e contrastano con le aspre cime rocciose circostanti, piz Gluschaint su tutte. Superiamo con fatica il costone fino a pervenire alla larga cresta sommitale sempre piegati da un vento a dir poco gagliardo che quasi spazza via anche ogni emozione. Impagabile la vista sul Disgrazia e la val Sissone.
Tornati in parte sui nostri passi, traversiamo al pizzo Malenco che da qui appare tutt’altro che facile. Si lascerà invece salire e risulterà di troppo l’esserci legati. Altra cima, altra gioia. Proseguiamo alla volta dell’ultima cima, abbassandoci un poco per sfasciumi. Un salto ci impedisce di procedere oltre, scendiamo allora faccia a monte per un ripido pendio innevato. Un po’ di ingaggio rende ancor più interessante questo giro. Dal ghiacciaio, un ultimo strappo ci deposita sulla cima della Sassa d’Entova.
La lunga discesa spaccagambe la compiamo passando per l’ex rifugio Scerscen non senza aver sbagliato direzione per due o tre volte.

 

Pubblicato da: Luca | 26 giugno 2011

Gran Zebrù

Quando: 25-26 giugno 2011
Chi c’era: Luca, March, Andreis
Percorso: Albergo dei Forni – Rifugio Pizzini – Via Normale – Gran Zebrù (3857 m) – Rifugio Pizzini – Albergo dei Forni

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La soddisfazione è più che altro quella di non esserci appoggiati al rifugio. La notte in tenda, quasi totalmente insonne come tradizione vuole, ha dato modo alla mente di fantasticare sulla salita dell’indomani; ha dato sfogo a ricordi, paure, pensieri di rinuncia.
Giungiamo al campo base verso le 18 appena prima che la pioggerella, che ci ha accompagnato e rinfrescato durante l’avvicinamento, si intensifichi. Una volta montata la tenda ci buttiamo dentro per una pennichella ristoratrice di tutte le fatiche della settimana. Non usciremo più dal nostro tugurio se non per i più stretti bisogni fisiologici. Forti raffiche di vento e una pioggia lieve ma continua non invogliano certo a mettere fuori il naso. Proviamo a chiudere occhio nella convinzione assoluta che l’indomani sarà una splendida giornata di sole come d’altra parte hanno sentenziato i meteorologi.
Nemmeno i pali che ogni due per tre, sotto un vento impetuoso, premevano contro la nostra faccia ci impedivano di essere ottimisti. Semmai le preoccupazioni erano altre: saremo all’altezza dell’ascesa? Le pendenze della pala saranno alla nostra portata? Farà impressione il “baratro” sotto i nostri piedi? Un pizzico di apprensione anche per essere stato designato come primo di cordata.
Tutte queste riflessioni si fondono ben presto con i sogni e soltanto alle 3.30, al suonare della sveglia, svaniscono nel nulla. La pioggia non è cessata, le nubi sono ancora al loro posto. Ci giriamo dall’altra parte. Facciamo un nuovo timido tentativo alle 4, ma niente.. nessun accenno di miglioramento. Alle 5 è però la volta buona.. c’è gente in cammino, decidiamo di seguirla.
L’avvicinamento al Collo di Bottiglia lo compiamo in religioso silenzio, come per scacciare ogni pensiero di rinuncia. Ci leghiamo, prendiamo a salire per il canale, molto meno ripido di quanto immaginassi. Sono in gran forma ma le cordate davanti a noi ci rallentano. C’è anche chi torna indietro, mal sopportando il sempre presente vento. Affrontiamo la pala, superiamo qualche cordata e senza quasi accorgene ci troviamo sul tratto più ripido. Le condizioni della neve sono perfette (almeno così mi sembra visto che non ho metri di paragone). La picca tiene bene, mai ci sentiamo insicuri. Tarelliamo, verso la cresta per quella che mi pare la variante diretta. Pare perchè nulla ci è dato di vedere: la nebbia avvolge ogni cosa. In cresta veniamo accolti da intense raffiche che ci costringono a procedere quasi carponi. Ma la croce è lì a pochi metri. La raggiungiamo.
Intraprendiamo la discesa, faccia a monte per il primo tratto. Scivoliamo giù per la parte terminale della pala e per il Collo di Bottiglia. Finalmente possiamo slegarci, liberi di ammirare la corona di cime dei Forni che progressivamente appaiono. La nostra cima si renderà visibile solo dopo essere tornati al campo base. I nuvoloni lasciano spazio ad un sole splendente che ci farà sudare ben bene lungo la discesa al parcheggio.

Pubblicato da: Luca | 19 giugno 2011

Sasso Canale

Quando: 19 giugno 2011
Chi c’era: Luca, March, Marina
Percorso: San Bartolomeo – Alpe di Mezzo – Sasso Canale (2411 m) – Alpe di Mezzo – San Bartolomeo

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Pubblicato da: Luca | 22 maggio 2011

Presanella

Quando: 21-22 maggio 2011
Chi c’era: Luca, March
Percorso: Pozzi Alti – Rifugio Denza – Via Normale – Presanella (3558 m) – Rifugio Denza – Pozzi Alti

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La bastionata ghiacciata della Presanella mi ha sempre attratto. Averla dinnanzi agli occhi, seppur per poche ore, è un privilegio che non ero certo di meritare. La stagione volge al termine; senza troppo pensarci combiniamo la salita a questa bella cima (per la normale ovviamente).
Il dover spallare gli sci fino al Denza non ci intimorisce; usufruiamo però della provvidenziale strada dei Pozzi Alti. Superiamo in qualche modo anche la cascatella che piove sul sentiero. Al bivacco una quindicina di persone ad attenderci, ognuno sulla sua branda. Nel varcare la soglia della stanzetta un senso di claustrofobia mi accoglie: abituato a bivaccare da solo in luoghi meno frequentati, mi sento un animale in gabbia.
L’indomani veniamo ripetutamente svegliati da cordate in partenza. Saremo gli ultimi ad avventurarsi verso la montagna, proprio mentre è risvegliata dai primi raggi di sole. Con deviazioni a piacere e piacevoli panorami arriviamo alla sella di Freshfield. Lei è lì ad aspettarci. Ci abbassiamo sul ghiacciaio meridionale dove poco dopo abbandoniamo gli sci. Proseguirò solo verso la vetta. Raggiungo la caratteristica croce storta senza particolari difficoltà.
Presanella fu.

Pubblicato da: Luca | 26 aprile 2011

Punta di Terrarossa

Quando: 26 aprile 2011
Chi c’era: Luca, March
Percorso: Ospizio al Passo Sempione – Chaltwassergletscher –  Capanna Monte Leone – Punta di Terrarossa (3245 m) – Passo Sempione

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Una buona alternativa al più gettonato Breithorn in quanto a panorami, un po’ meno per la sciata, buona ma un po’ discontinua causa lunghi traversi.
Anche stavolta in vetta solo e in ritardo. Tuttavia soddisfatto per la discreta salita compiuta. Piano piano qualche progresso lo sto facendo anch’io.

Pubblicato da: Luca | 10 aprile 2011

Monte Basòdino

Quando: 10 aprile 2011
Chi c’era: Luca, March
Percorso: Riale – Alpe Toggia – Bocchetta di Kastel – Ghiacciaio del Basòdino – Monte Basòdino (3272 m) – Riale

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Pubblicato da: Luca | 2 aprile 2011

Palon De La Mare

Quando: 2 aprile 2011
Chi c’era: Luca, Lupin, Fabiomaz
Percorso: Albergo dei Forni – Rifugio Branca – Palon De La Mare (3704 m) – Albergo dei Forni

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Pubblicato da: Luca | 10 marzo 2011

Monte Lago

Quando: 10 marzo 2011
Chi c’era: Luca, Andreis, Marina, Emmanuele
Percorso: Albaredo (strada per passo San Marco) – Corte Grassa – Corte Grande – Rifugio Alpe Piazza – Bivacco Legui – Monte Lago (2353 m) – Strada per passo San Marco

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Quest’oggi siamo in quattro, per un motivo o per l’altro tutti liberi (o quasi) da impegni lavorativi in quella che si profila una calda giornata di sole. Insieme a questa certezza, l’unica altra è che andremo a visitare le sempre belle orobie valtellinesi. Rimane però oscuro fino all’ultimo il nome della cima prescelta. Siamo già in auto quando sciogliamo ogni riserva: si va a salire il monte Lago nella valle del Bitto di Albaredo. Percorriamo in auto la strada che da Morbegno si addentra nella valle, fin su al passo San Marco, allorchè, a circa 1300 metri di quota, troviamo le indicazioni per il rifugio Alpe Piazza. Seguiamo una sterrata nel bosco dapprima a piedi, quindi indossando chi gli sci chi le ciaspole. La direzione risulta chiara quando, abbandonata la stradina, compaiono nuovi cartelli. In breve tempo raggiungiamo le radure innevate di Corte Grassa e Corte Grande. Non c’è nessuno in giro, nè tra le case, nè sulla seppur ben evidente traccia. Il panorama è fin troppo vasto per le nostre sole quattro paia di occhi; il sole splende talmente da sembrare poter scioglierci da un momento all’altro la neve sotto i piedi. Un nuovo tratto di bosco, con ravanata incorporata, ci deposita sulla costa dell’Alpe Piazza. Il bianco di una ora soffice neve la fa da padrone, almeno fin dove l’evidente cresta ovest del monte Lago incontra il blu del cielo. Rapiti dall’ampia vista, raggiungiamo senza alcuna fatica la balconata del bivacco Legui, piccola costruzione affacciata sulle cime della val Gerola e sulle Retiche. Mi soffermo. Scambio quattro chiacchiere con due scialpinisti inseguitori mentre i compagni prendono il largo. Li raggiungerò sulla cresta intenti a rifocillarsi prima dell’estenuante salita finale. Il vento e alcuni passaggi di ciaspole hanno quasi cancellato la traccia che d’altra parte, salendo prepotentemente diritta, ci costringe a crearcene una nuova. Sono un centinaio di metri di puro sudore. Con un senso di liberazione abbandoniamo gli sci per proseguire a piedi lungo il più ripido tratto finale. Andreis ed Emmanuele han già toccato la verde croce del monte Lago e la consueta stretta di mano racchiude tutta la felicità della vetta. Pranziamo con uno occhio sul panino e l’altro sul da qui maestoso Pedena e sulla moltitudine di cime orobiche più o meno riconoscibili. Trascorriamo bei momenti a ripercorrere con la mente gli attimi della salita, lasciamo che il vento catturi una sintonia di pensieri e parole.
Viene infine il tempo della discesa. Inforcati gli sci (si fa per dire), ci abbassiamo con poco stile e molto sforzo sulla pala fino ad un colletto. Cambi qui il versante di discesa: alla maggior ripidezza si contrappone la morbidezza della neve. Ne risulta una bella sciata e, una volta in basso, posso voltarmi ad ammirare incredulo le quasi regolari curve lasciate. La neve si mantiene commovente e le pendenze limitate fino all’Alpe Piazza dove sostiamo per qualche minuto nel sole. I tratti nel bosco vanno via veloci, frenare non è facile con la sciolina appena messa. Il pendio sotto le case di Corte Grande ci regala un’ulteriore bella sciata. Lo sfruttiamo appieno con curvoni a tutta velocità sfruttando ogni dosso che ci capiti a tiro. Il salto finale è tanto bello quanto inaspettato avvenendo per mezzo di un muretto nascosto nella neve. La strada rimanente, compresa quella trascorsa conversando in auto, è utile per ripensare a quanto bella sia stata questa giornata.

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